Cosa è successo qui
Sotto Hashima fu scoperto il carbone nell'Ottocento, e nel 1890 Mitsubishi comprò l'isola e avviò miniere sottomarine profonde. L'isola fu ingrandita con dighe e terrapieni, e nel 1916 vi sorse il primo grande condominio in cemento armato del Giappone. Al culmine, nel 1959, vi vivevano oltre 5.000 persone su circa sei ettari.
Durante la Seconda guerra mondiale lavoratori coreani e cinesi furono portati sull'isola e costretti a lavorare nelle miniere in condizioni durissime; alcuni vi morirono. Quando nel 2015 Hashima entrò a far parte di un sito del Patrimonio mondiale UNESCO, il Giappone riconobbe che negli anni Quaranta alcune persone erano state «portate contro la loro volontà e costrette a lavorare in condizioni dure». Con il passaggio del Giappone dal carbone al petrolio, la miniera chiuse nel 1974 e l'isola si svuotò in pochi mesi.
Le leggende
Tra i visitatori e nei media circolano storie di fantasmi sull'isola, molte legate ai lavoratori della miniera durante la guerra: voci, passi e figure tra i palazzi in rovina.
Il suo profilo deserto — che ha ispirato il covo del cattivo nel film di James Bond Skyfall del 2012 — ne ha fatto un luogo prediletto dagli esploratori urbani e dai racconti dell'orrore.
Realtà o leggenda?
Il lavoro forzato è storia reale, e il modo in cui viene presentato sul posto divide ancora Giappone e Corea del Sud. Le storie di fantasmi si capiscono meglio come uno dei modi in cui sopravvive la memoria di quella sofferenza.
Come visitarlo
Le barche turistiche da Nagasaki attraccano in una piccola area recintata dell'isola quando il mare lo permette; molte uscite non riescono a sbarcare per le onde. Gli edifici sono chiusi perché pericolanti.